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Scenari internazionali

LUG

04

2016

Il viaggio a oriente del centro geografico delle costruzioni

Autore: Antonio Mura

Poco più di dieci anni fa, nel 2003, il centro mondiale delle costruzioni si trovava al di sopra dell’isola di Pantelleria, proprio al centro del Mediterraneo occidentale. In altre parole, considerando gli investimenti in costruzioni tra tutti i paesi del Mondo (4.760 miliardi di euro tra edilizia e opere pubbliche), il baricentro geografico, a quel tempo, coincideva proprio con l’isola italiana.

Se tornassimo indietro di qualche anno, ad esempio nel 2000, vedremmo come, già a quel tempo, il centro delle costruzioni avesse avviato quello che sarebbe diventato un lungo peregrinaggio verso est (percorrendo quasi 300 chilometri in appena tre anni). La bolla speculativa, che in occidente avrebbe portato il mercato residenziale a livelli di prezzo e investimenti mai visti in precedenza (1.200 miliardi di investimenti in nuove case nei soli Stati Uniti tra 2004-2006, +44% la crescita dei prezzi tra 2000 e 2006; in Spagna, oltre 4 milioni di nuove abitazioni tra 2000 and 2006, ovvero 600 mila ogni anno; in Italia, +26% del mercato della nuova edilizia tra 2000 e 2006; +560 miliardi  di euro di investimenti residenziali annui tra 2006 and 2000 al livello mondiale), era solo agli albori, eppure le forze internazionali del mercato già puntavano il dito verso oriente.

 

Il primo deciso salto verso est si è avuto però solo qualche anno dopo, nel 2006, quando il centro geografico delle costruzioni è transitato sopra l’isola di Malta. Da allora è stato un continuo viaggio a levante, sempre più a est, e sempre più veloce: 200 chilometri nel 2007, mentre arrivavano i primi segnali di sofferenza del mercato immobiliare in Occidente; altri  286 chilometri nel 2008, anno del fallimento Lehman Brothers e della deflagrazione della bolla dei sub prime americani; 586 chilometri nel 2009, quando il contagio arrivava all’economia reale (in Spagna il mercato edilizio crollò del -36% in un solo anno, negli Stati Uniti del -20%, in Italia del -9%); 380 chilometri nel 2010, con i governi che inauguravano i loro piani anticrisi, iniziava la stagione dell’austerity in Europa, mentre la Cina insisteva sulle costruzioni per bilanciare il crollo dell’export (ben 150 dei 395 miliardi del suo Piano di stimolo Economico, circa il 38% dei fondi, vengono indirizzate a opere infrastrutturali). E così via, fino al 2014, quando il baricentro delle costruzioni, per la prima volta, si addentrava nell’entroterra medio orientale, 2.200 chilometri più a est di Pantelleria. In altre parole, 891 chilometri percorsi tra 2010 e 2014, ad una velocità media di 500 metri al giorno. Sono anni in cui la Cina ha consumato più cemento di quanto consumato dagli Stati Uniti in 100 anni; il mercato della nuova edilizia non residenziale in India era arrivato a valere 7 volte il mercato in Italia (quando a inizio anni duemila erano sullo stesso livello, circa 30 miliardi di euro); In Indonesia gli investimenti in costruzioni erano cresciuti del +32%, il tasso di crescita più alto al Mondo dopo la Cina (considerando i primi 20 mercati mondiali); questo mentre in Europa, il mercato, dopo 6 anni di recessione, si era portato al di sotto dei livelli di inizio secolo.

 

Ma cosa succederebbe se potessimo lasciar scorrere in avanti le lancette dell’orologio? Grazie alle previsioni del sistema informativo mondiale sul mercato delle costruzioni SIMCO (http://simco.edilbox.it/), possiamo farlo, e scoprire dove potrebbe trovarsi il baricentro mondiale delle costruzioni tra qualche anno. Già tra 2015 e 2016 il viaggio del baricentro delle costruzioni sembra invertire rotta: il mercato Europeo è in ripresa, 2,4% atteso tra 2016 e 2020, anche se ad un ritmo più lento rispetto alle attese di qualche tempo fa; in Medio Oriente la difficile situazione geopolitica e le conseguenze del crollo dei prezzi degli idrocarburi, stanno rallentando il rapido sviluppo infrastrutturale ed edilizio degli ultimi anni; mentre la Cina, che dal 2009 è diventato il principale mercato mondiale, sta affrontando una delicata fase di transizione che porterà ad una graduale ridimensionamento del settore delle costruzioni sulla sua economia (if china slows down). Come risultato, per qualche anno il centro geografico delle costruzioni stazionerà nell’area del Mediterraneo orientale, per poi puntare decisamente verso sud, verso l’Africa.

 

Nei prossimi anni sarà infatti l’Africa a mostrare le aspettative più positive. Nei prossimi anni proseguirà ininterrotto lo sforzo di infrastrutturazione di base, specialmente nell’area Subsahariana. Un processo che, in quanto strutturale e di lungo periodo, risulterà meno influenzato dai cicli economici internazionali e nazionali (come il corso dei mercati delle commodity o i cicli politici). Qui lo sviluppo è destinato ad assumente una dimensione sempre più multiregionale, grazie alla maturata consapevolezza che una maggiore integrazione delle economie e la condivisione di obiettivi e risorse sia in grado di conferire maggiore efficacia agli investimenti, sia privati che nell’ambito dei programmi internazionali di cooperazione allo sviluppo. Come risutlato la crescita media annua tra 2016 e 2020 è attesa intorno al 6%, un dato da confrontare con il 3,2% atteso per l’Asia e l’1,3% del Sud America.

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