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Scenari internazionali

AGO

10

2016

“Bigger and better”: nuovi modelli di crescita urbana

Autore: Lorenzo Bellicini

Il CRESME sta realizzando una impegnativa ricerca, che da un lato guarda agli scenari evolutivi delle città capitali in Europa e nel mondo, finanziata da ACER Roma, e dall’altro alla professione di architetto nella citta del futuro, grazie al contributo dell’Ordine degli Architetti di Roma. Le ricerche saranno presentate a novembre. Ma già oggi, con il lavoro in corso,  alcuni temi sembrano emergere.  Il più evidente di questi è che, negli anni 2000, la popolazione delle città nel mondo è tornate a crescere.  Ma, contrariamente a quanto si può pensare, la crescita della popolazione urbana non riguarda solo le grandi città delle economie emergenti, di cui è noto l’eccezionale salto di scala nella dotazione di capitale fisso edilizio, prodotto di urbanizzazione, industrializzazione e infrastrutturazione. No,  la crescita riguarda anche le città mature della vecchia Europa: tra 2000 e 2014 secondo l’ONU il 77% delle 169 città europee con oltre 300.000 abitanti ha registrato una crescita demografica; nella previsione 2015-2030 la crescita interesserà il 96% delle città.

 

 

La crescita interessa anche le città capitali. Tra le  30 capitali europee oggetto della nostra analisi solo 9 città tra 2004 e 2014 hanno registrato una flessione della popolazione e tranne Atene, quelle in calo, sono tutte capitali dell’est. Sul piano della crescita, al di là di Tirana che registra un tasso di incremento della popolazione in dieci anni del 33%, a guidare la classifica sono le capitali del nord e dell’Europa occidentale: tra queste sono da segnalare Oslo che in dieci anni cresce del 25,3% e Stoccolma che cresce del +21,4%; Madrid cresce del 22,3%; Londra del 18,3%, Dublino e Copenhagen di oltre il 16%, Helsinki e Zurigo del 14%; Parigi del 10,5%. Cresce anche Berlino anche se a tassi più contenuti: +4,8%. E cresce anche Roma del 9,5%. Nelle previsioni dell’ONU 2015-2030 la popolazione crescerà addirittura in 27 capitali su 30, con crescite superiori o vicine al 20% per le città del nord; tra il 12% e il 10% per Vienna Londra, Amsterdam, Lisbona;  poco sotto il 10% Parigi e Praga. Cresceranno anche Roma e Berlino , ma la previsione è di una crescita contenuta intorno al 3% della popolazione. Contrariamente a quanto pensiamo le città, tranne le città dell’est, tornano a crescere, ma la crescita non registra per tutte le città gli stessi tassi. Le capitali sono in grado di attrarre con pesi diversi popolazione: sia dall’interno del paese, sia dall’esterno. In ogni caso, la prima considerazione che possiamo fare è che  le città europee sono tornate a crescere in termini di popolazione e continueranno a crescere, secondo le previsioni anche nei prossimi quindici anni. Anzi se si entra nel dettaglio delle diverse realtà urbane, alcune delle previsioni dell’ONU sono da considerarsi  prudenti.

La crescita della popolazione nelle città negli anni “della crisi” e le previsioni di crescita, si inseriscono in una profonda riconfigurazione di scenario che ruota intorno all’impatto sulla città, sull’economia e sui comportamenti delle persone, di rilevanti questioni: i rischi derivanti dalla condizione climatica-energetico-ambientale; i grandi cambiamenti derivanti dalla digitalizzazione dell’economia (quarta rivoluzione industriale-cyber-fisica) ; l’esasperazione della città come luogo della competizione e dell’innovazione, come luogo di futuro; le epocali dinamiche demografiche migratorie sud-nord; la fortissima polarizzazione sociale. La questione sulla quale vale la pena di riflettere non è solo sul fatto che una parte importante del PIL europeo è realizzato nelle regioni metropolitane; la questione è che se si confrontano i risultati economici delle città europee si osserva che alcune città  hanno reagito meglio nel corso della crisi  alle nuove sfide, e sono quelle che “sanno dove andare e cosa fare”.

La questione è che stiamo entrando in una nuova fase di sviluppo economico, in un periodo di cambiamenti epocali, siamo nel passaggio dalla città post industriale dei servizi alla cyber-città. Dall’era della città dei trasporti, dell’inquinamento, stiamo entrando nell’era della città delle bio-tecnologie, della nano-tecnologie, dell’elettromagnetismo, dell’attenzione all’inquinamento e al clima. E’ una nuova storia quella che oggi si comincia a scrivere, una nuova storia che disegna i contenuti di una nuova città.  E questo presuppone due cose: la trasformazione delle città esistenti; e una nuova competizione urbana, dove c’è e ci sarà chi vince e, naturalmente, chi perde.  Avremo infatti una selezione tra città che sono in grado di  offrire futuro, e per questo attirano popolazione e giovani, e città  e territori che perdono peso e ruolo. Opportunità economiche, qualità del funzionamento urbano, qualità della vita diventano gli esiti di un processo di innovazione competitivo fatto di nuove politiche, di modelli organizzativi, di investimenti che sono più importanti del passato proprio per il cambiamento strutturale che la nostra epoca sta vivendo.

In questo contesto per le principali città del mondo diventa più importante di prima “disegnare il proprio futuro”, pianificare lo sviluppo, avviare politiche di investimento e trasformazione, potremmo dire  “progettare la rivoluzione”. Crescere e competere, offrendo le migliori opportunità di lavoro e la migliore qualità della vita, diventa quello che potremo definire come una nuova utopia urbana che sta influenzando la pianificazione delle città europee e di altre parti del mondo. Potremmo dire che tutte le città che contano hanno sviluppato negli ultimi anni, e stanno continuando a sviluppare, piani strategici di “adattamento al futuro”. A guardare bene  le azioni di pianificazione e progettazione dello sviluppo urbano in Europa operano su cinque componenti fortemente integrate tra di loro:  la prima è che sono tutti demograficamente piani espansivi, e, pur basati sulla trasformazione, prevedono anche nuova urbanizzazione; la seconda è che esiste un piano (o un insieme di piani) per affrontare la rivoluzione della digitalizzazione che si concretizza nel disegno della “smart citiy”; la terza è che esistono, affiancati ai piani strutturali e ai piani della “città intelligente”, i piani della qualità dell’aria, della resilienza al cambiamento climatico,  e della difesa rispetto al rischio delle acque: sono i piani della sostenibilità ambientale e della qualità della vita in senso ecologico; la quarta è la definizione di piani infrastrutturali, la parte hard dello sviluppo, che si basano sulla progettazione dell’up-grade di infrastrutture e abitazioni. Se la città cresce crescono la domanda di edifici e infrastrutture. Vi è infine un quinto piano che riguarda la forma e l’architettura della città del futuro che diventa tentativo di soluzione alla questione: crescita, limitato consumo di suolo, qualità ecologica e sostenibilità dei nuovi prodotti urbani.

La visione e le dinamiche di crescita disegnano anche una nuova stagione progettuale per le metropoli e le principali città  europee, e allo stesso tempo delineano anche connotati più complessi e critici rispetto ai quali le risposte sembrano invece più deboli : i nodi delle periferie, dell’immigrazione, le contraddizioni sociali, la specializzazione sociale e la polarizzazione della qualità, restano nodi che pongono nuove domande non solo al governo urbano ma anche alle politiche sociali e economiche nazionali. Ma certo, quello che principalmente dobbiamo considerare è che si è aperta  una nuova stagione urbana in Europa fatta non solo di rigenerazione urbana e trasformazione, ma anche di ritorno alla crescita. Non a caso “Bigger and better” è lo slogan della Vision di Londra al 2050 (pre Brexit), è “Strong and better” è quello della Vision di Stoccolma al 2030.

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