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Professioni e lavoro

APR

07

2016

Architetti: sì, ma sempre meno progettisti

Autore: Antonio Mura

Un quinto degli architetti italiani (considerando una media tra attività prevalente e attività secondaria) si occupa quasi esclusivamente di lavoro burocratico normativo. Il dato emerge dal’indagine sullo stato della professione promossa dal CNAPPC in collaborazione con il Cresme. L'indagine è arrivata alla quinta edizione e ha visto la partecipazione di oltre tremila architetti, operanti in 100 province diverse. 

In sostanza, gli architetti italiani fanno sempre meno progettazione e sempre di più attività specialistiche indotte dalla burocrazia: redazione capitolati, perizie estimative, catasto, collaudi e sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo non sorprende se si considera che in dieci anni la domanda di servizi di progettazione in Italia si è ridotta del 45% (parliamo, a valori reali, di ben 13 miliardi di euro). In questi anni, per sopravvivere, gli architetti hanno dovuto adattarsi e adeguarsi ad un contesto di mercato sempre più inflazionato e competitivo (lo spazio di mercato pro-capite si è ridotto di oltre il 54%, portandosi ad appena 104 mila euro per architetto, il valore più basso tra tutti i paesi europei, esclusa la Grecia). Una circostanza che per i più giovani sta comportando un pericoloso ritardo nell'acquisizione dell'esperienza necessaria per crescere e maturare professionalmente come progettisti.

 
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